Maratonina Voltana: diario di due Tapascioni
Forum Livii, ore 7.10 di domenica mattina, arrivo in stazione per il treno delle 7.22 e vedo tre pezzi di gnocca che aspettano il treno in mezzo all'atrio. Passato il momentaneo rimbambimento con conseguente bocca aperta e testa che si volta mentre cammino dando le spalle, vado ai binari. Attendo altri 2 minuti con il lettore mp3 e si manifestano altre 2 gnocche (munite di vestiario tamarro). Ah, ho capito! Visto che oggi è umido, spuntano come funghi!
Faventia, ore 7.30, nebbia, cielo sereno ma è come se fosse coperto e tanto tanto freddo; si parte con l'automobilina di Gabri per Voltana.
Il ridente (nel senso che fa ridere) comune in questione è sede di una mezza maratona la quale, a differenza della cittadina che le dà il nome, non fa molto ridere, ma nemmeno sorridere.
Constatati i pacchi di Josef e Rachid, sbrigate le formalità iscrizione, riscaldamento e pisciazza in luogo riparato, si parte pianino pianino, forse un po' troppo. Il primo 1000 passato in 4.40 complice una partenza lumaca dei tapascioni dinnanzi a noi è decisamente troppo lento. L'andatura da sostenere per i primi 16 km è tra 4.15 e 4.00 min/km.
Devo dire che fare una mezza partendo dal fondo senza dare un ritmo forsennato alla propria falcata è veramente un'altra cosa. Innanzitutto si superano le persone come birilli. E poi più che un allenamento (non era nemmeno una gara la nostra) sembrava una scampagnata, e non per gli infiniti campi coperti dalla nebbia ma per la tranquillità con cui i km passano. E qui ci sembra di cadere in contraddizione, i km passano veloci anche se si procede piuttosto lentamente. Se invece si affronta la gara con spirito più competitivo i km sembrano non finire mai. Curioso, no?
L'unico problema (a parte il freddo) è che vedendo le persone davanti a noi avvicinarsi sempre di più aumenta la voglia di accelerare, per poi rendersi conto al km successivo di esser andati troppo forti e quindi deceleriamo.
Siamo talmente freschi al primo ristoro che non ci si ferma nemmeno e proseguiamo sino al secondo ristoro dove Gabri prende un po' d'acqua mentre io non più di un sorso di tè.
Saliti sull'argine del fiume Santerno (quello di Imola), siamo già a 3 50. L'idea è stata quella di partire piano per poi aumentare gli ultimi 5 km. Al 16° comincio a intravedere in lontananza Chiara Greppi e da qui la nostra falcata aumenta considerevolmente di intensità. La cosa intrigante a questo punto, è osservare in viso la fatica degli avversari e lo stupore che essi provano nel vedere la tua andatura agile e veloce mentre la loro falcata è lenta, pesante ed alcune volte persino scomposta.
Ora il 17°, 18°, 19° non sembrano più infiniti e non ci si chiede mai "ma quando finisce?!", la mente è più sgombra. Bernardi è presto ridicolizzato e pure i due Greppi. Ceccarelli Giorgio inveceinvece era insolitamente lento (allenamento pure per lui?)
Al 20° vedo pure il ragazzetto, mi sembra fosse un allievo ed è lo stesso che mi chiedeva quanti anni avevo alla 10 di Lugo, fermo a bordo strada piegato in due dalla fatica. 500 metri e con un ultimo allungo vado a raggiungere anche Tirabassi ed uno di Imola.
Il tempo, 1h23' per me e qualcosa di più per Gabri è più che discreto e ci fa ben sperare per la trasferta di Castel Maggiore (sempre che Giorgio si ricordi di prendere appuntamento per la visita medica!!!). Obiettivo: finire intorno all'ora e venti.
Tè, un paio di chiacchere per Gabri con Cavalli, ci si cambia, si ritira il premio e si torna ognuno a casina sua.



Grazie al sito www.podistiavisforli.it per le foto