Storia del TAPASCION CLUB Era una di quelle serate invernali,fuori il gelo e la bufera di neve dentro il calduccio del camino e l’allegria dello stare in famiglia . Quella sera infatti erano venuti a trovarci i parenti e così dopo aver mangiato belli sazi ci sedemmo davanti al caminetto tutti ansiosi di ascoltare una favola, un racconto avventuroso dal nonno,una delle sue magnifiche storie. A detta di tutti il nonno la sapeva lunga,aveva viaggiato in lungo e in largo per tutto il mondo e ne aveva viste di cose. Ebbene prese la pipa dalla tasca,l’accese e terminato il rituale preparatorio iniziò a fumare e alte le nubi raggiunsero il soffitto. “Oggi cari figlioli non vi racconterò la solita storiella che vi leggono i vostri genitori prima di andare a letto..questa è una storia vera e non ci troverete un lupo affamato o un cappuccetto blu,verde, giallo...insomma di qualunque colore sia non lo troverete”. All’improvviso intervenne Francesco:”ma ci sono le belle principesse da salvare?” E a seguire tutti gli altri:” e i personaggi vestono nike? e il principe è un rasta? E le stelle del cielo son rosse?e..?
Silenzio, non c’è niente di tutto questo!
Seguì in un coro generale un “Ah” di disapprovazione.
Quindi il nonno riprese momentaneamente spazientito: “Il tutto è cominciato nell’anno 2005.. ma guada un po’ ne è passato di tempo,a quanto pare ho una buona memoria: il reparto del mezzofondo della città di Forlì era in netta crisi,era veramente raro sentire nei giorni di pioggia il rumore delle scarpe da corsa affondare nelle pozzanghere e le fitte scie di CO2 in prima corsia..Lo storico spogliatoio di fronte alla fontana rimaneva giorni e giorni deserto,pulito con premura dal meritevole custode del campo come si fa per una vecchia coppa impolverata sullo scaffale. I velocisti e i lanciatori imperversavano in tutto il campo e dettando legge su tutto e su tutti non guardavano in faccia nessuno.
Solo un allenatore vecchio e pazzo e il suo fedele atleta venuto da un paese lontano si ergevano come eroi contro un tale sfacelo: in ordine Giorgio Reggiani e Rachid.
Insieme a loro c’era un tizio che persa la speranza non faceva altro che lamentarsi della sua condizione e dell’imminente vecchiaia, Youssef, un’opportunista che con la società non centrava niente e usufruiva senza ritegno del campo e della sua direi immacolata pista,Pietro, e un ragazzino di 15 anni che con l’atletica non aveva niente a che fare e addirittura la odiava a morte per semplice pregiudizio(io).
Ebbene questo primordiale gruppo cominciò ad ingrandirsi mano a mano mentre ogni suo componente dava il meglio di se per migliorarsi e i risultati non tardarono ad arrivare. Il gruppo iniziò ad ingrandirsi con l’arrivo del mitico Gio che tutt’ora vive felice in terra spagnola.
Iniziò però a sentirsi profumo di vero cambiamento con l’anno 2007/2008. Prima di tutto due nuovi personaggi si presentarono al campo: l’uno parlando un idioma incomprensibile,disse infatti appena arrivato che voleva fare del ”fondo” e chiese se doveva prendere dei ”tacchetti” e si mise a disquisire di antropologia, al che nessuno era più in grado di fermarlo: Francesco.
L’altro si presentò con occhiali da corsa con lenti arancioni,vestendo rigorosamente nike e con le scarpe da corsa fiammeggianti, insomma un vero truzzo: Gabriele un veterano del nostro mestiere.
Successivamente al gruppo già ben nutrito si aggiunse l’ing.Stefano Stellarossa che già da tempo solcava il duro asfalto delle strade romagnole e la spaventosa notte del Buscherini.
Un disertore dei velocisti Alberto (occhio che qui comanda lui), tagliati i lunghi rasta si schierò al nostro fianco a cavallo di una vespa, il suo sogno era di fare 400 e 800 cosa che prima gli era stata assolutamente vietata.
A completare l’attuale gruppo e in ordine d’arrivo due ex nuotatori: il medico dai capelli ossigenati Elia e l’ingegnere dal ginocchio bloccato di fine allenamento chiamato con estrema fantasia: Stefano2.
E tutti vissero felici e contenti.(dovrò pur mettere un finale a questa storia anche se non è ancora terminata(tocco)).
Da questo consistente gruppo attualmente in crescita nacque(in particolar modo da quello che di computer se ne intende) l’idea di un migliore modo di comunicare tra noi che portò alla realizzazione del forum e poi sull’onda dell’entusiasmo anche alla creazione di questo sito.
Il nome del sito è esemplificativo della nostra condizione/status sociale di “tapascioni” e chi meglio dell’allenatore può giudicarci sotto quest’aspetto che tra l’altro rivendica la creazione di tale parola?
In un mondo dove tutto è passeggero, dove regnano l’ingiustizia,la fame,la povertà,la diseguaglianza sociale,la guerra,dove si pensa al tornaconto personale,ai soldi,al successo,alla fama,alle apparenze e dove la variabile del tempo tutto prima o poi ghermisce spero che girare contro le lancette dell’orologio in questa pista,grazie alla nostra amicizia,rimanga un punto fisso nella precarietà della vita per sempre.
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